Fino a pochi anni fa era impensabile associare la parola carburante all'aggettivo sostenibile. Oggi invece, grazie allo studio sui biocarburanti, possiamo finalmente parlare di combustibili che producono energia accessibile e circolare, con un basso impatto ambientale.
I biocarburanti sono carburanti liquidi per il trasporto, combustibili ottenuti da materie prime biologiche, dalle piante ai residui organici, che possono derivare da colture dedicate come mais e soia oppure da rifiuti e scarti agricoli. Il biogas, ad esempio, prodotto dalla decomposizione anaerobica di materiali organici, viene utilizzato per generare energia elettrica e calore; il biometano per reti di gas naturale, il bioetanolo, ottenuto dalla fermentazione di zuccheri e amidi presenti in alcune piante, utilizzato come additivo per la benzina.
I biocarburanti avanzati derivano da biomassa, ossia da materiale organico derivato da piante e animali, tra cui legno, residui agricoli, rifiuti alimentari e alghe, non sono quindi in competizione con le filiere alimentari. L'Unione Europea ne promuove l'uso tramite la direttiva RED II, valorizzando i principi dell'economia circolare con materiali come oli da alghe e scarti agricoli. Tra i biocarburanti oggi annoveriamo anche il biodiesel. Il suo utilizzo, al pari dei carburanti già menzionati, riduce le emissioni di gas serra nel settore trasporti e promuove quindi la sostenibilità e l'economia circolare nel settore energetico.
Il biodiesel riduce la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, permettendo a qualsiasi paese con le giuste tecnologie di produrre carburanti ecologici e incentivare la raccolta differenziata e la redditività agricola valorizzando gli scarti. Sebbene non possa garantire emissioni zero, un dibattito internazionale suggerisce che, considerando l'intero ciclo di vita dei veicoli, il biodiesel possa essere meno inquinante delle auto elettriche. In ogni caso, tutte le soluzioni che riducono le emissioni nocive e promuovono una mobilità più ecologica sono benvenute!
A lanciare il biodiesel in Italia è stato Eni. Il prodotto viene commercializzato con il nome HVOlution. Si tratta di un diesel sostenibile, al 100% da materie prime rinnovabili, ossia scarti e residui. La sua purezza consente una riduzione delle emissioni di CO2 equivalente che va dal 60% al 90% rispetto ai combustibili fossili*. Il suo logo a spirale vuole essere un simbolo di prosperità e progresso, e sottolinea l'essenza rigenerativa del prodotto e la missione di Eni, impegnata - in linea con l'Agenda 2030 dell'ONU e l'Accordo di Parigi - a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Biocarburanti e bioraffinerie (per Eni quelle di Gela e Venezia e prossimamente Livorno) sono cruciali per raggiungere zero emissioni nette.
Il biodiesel di Eni rispetta la specifica europea EN15940 per gasoli paraffinici, con una struttura molecolare simile al gasolio tradizionale. Grazie all'elevato numero di cetano, riduce la rumorosità del motore e migliora la combustione. Privo di composti aromatici, minimizza l'impatto ambientale. Trasformando rifiuti in carburante, riduce i costi di smaltimento e l'impatto ambientale. Il diesel HVO ha un potere calorifico superiore rispetto al diesel convenzionale, può quindi generare più energia con la stessa quantità di carburante. Questa maggiore efficienza, al costo di una decina di centesimi in più al litro, si traduce in una maggiore autonomia del veicolo e una riduzione dei consumi.
L'HVO, miscelabile con il gasolio in qualsiasi percentuale, può essere utilizzato in purezza al 100%, in sostituzione del gasolio, qualora la casa costruttrice del mezzo lo dichiari espressamente. Preveda cioè, nel relativo libretto di uso e manutenzione, la possibilità di utilizzo di carburanti paraffinici rispondenti alla specifica EN 15940 ovvero riporti sul tappo del serbatoio la dicitura “XTL”. Per motori diesel meno recenti (Euro 4 e precedenti) è necessario un adeguamento. Attualmente l'HVO viene distribuito sul territorio nazionale da ENI (rintraccia qui i distributori più vicini), TAMOIL e Q8.
*I dati sono certificati da RINA secondo gli schemi volontari EU.